In sintesi:
Il fatto Assolti in primo e secondo grado i sanitari di una Casa di Cura ai quali, nella qualità di esecutore dell’intervento di resezione di prostata e di medico che aveva effettuato il ricovero, le dimissioni nonché compilato la cartella clinica, era stato mosso l’addebito di aver cagionato la morte del paziente per colpa consistita in negligenza, imprudenza ed imperizia avendo prescritto una terapia farmacologica non corretta. Il trattamento terapeutico - consistente, da un lato, nel non aver somministrato, al momento delle dimissioni, la terapia con calciparina che, instaurata all'atto dell'intervento, era stata, invece, interrotta prematuramente e non proseguita a domicilio, pur potendo essa ostacolare o rallentare il fenomeno trombotico, e, dall'altro, nel somministrare alla vittima,...
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